la vita sessuale umana
Lezione 20
Table of Contents
Sigmund Freud
VOLUME SECONDO - PRIMA SERIE DI LEZIONI
Parte terza
TEORIA GENERALE DELLE NEVROSI
LA VITA SESSUALE UMANA
Signore
e Signori, si dovrebbe credere che non ci siano dubbi su ciò
che si deve intendere per "sessuale".
Il sessuale é innanzitutto lo sconveniente,
ciò di cui non é lecito parlare. Mi é stato raccontato
che gli allievi di un celebre psichiatra una volta
si presero la briga di convincere il loro maestro
che i sintomi degli isterici raffigurano spessissimo cose sessuali.
In questo intento lo condussero al letto
di un'isterica i cui attacchi imitavano inconfondibilmente
il processo del parto. Egli però osservò bruscamente:
"Non vedo cosa ci sia di sessuale in un parto". Giusto. Non é detto
che in ogni caso un parto sia una cosa sconveniente. Noto che ve
la prendete a male perché scherzo su cose
così serie. Ma non é del
tutto uno scherzo. Parlando seriamente, non é facile
indicare in che cosa consista il concetto di "sessuale". "Tutto ciò
che é connesso con la differenza tra i due sessi"
sarebbe forse l'unica definizione appropriata; ma la troverete scolorita
e troppo vasta. Se al centro ponete il fatto dell'atto sessuale,
asserirete forse che sessuale é tutto ciò che, nell'intento
di trarne piacere, ha a che fare con
il corpo, specialmente con le parti genitali dell'altro sesso, e,
in ultima analisi, tutto ciò
che tende all'unione dei genitali e
all'esecuzione dell'atto sessuale. Ma allora non siete certo molto lontani
dall'equiparare ciò che é sessuale
a ciò che é sconveniente,
e in questo caso il parto non rientra in effetti nel sessuale. Se
invece fate della funzione riproduttiva il nucleo della sessualità,
correte il pericolo di escludere tutta una
categoria di fatti che non mirano alla riproduzione e che tuttavia sono
sicuramente sessuali, come la masturbazione
o lo stesso baciare. Ma noi siamo già preparati
alle difficoltà che sono connesse a ogni tentativo
di definizione; tanto vale rinunciare a far meglio proprio in questo
caso particolare. Possiamo presumere che nell'evoluzione
del concetto di "sessuale" si sia verificato qualcosa che, secondo
una felice espressione di Herbert Silberer, ha avuto come conseguenza un
"errore di sovrapposizione''.
In
complesso non siamo comunque privi di orientamento su ciò
che gli uomini chiamano sessuale.
Ebbene,
Signore e Signori, che posizione assumiamo riguardo
a questi modi insoliti di soddisfacimento sessuale? Indignandoci,
esprimendo la nostra personale avversione e assicurando che
non condividiamo queste brame non concludiamo evidentemente nulla. Non
é questo che ci viene chiesto. Si tratta, in definitiva,
di un campo di fenomeni come un altro. Anche un diniego evasivo,
come dire che dopo tutto sono solo
rarità e curiosità, sarebbe facilmente
confutabile. Si tratta, al contrario, di fenomeni molto frequenti,
largamente diffusi. Se poi qualcuno ci venisse a dire che non
é il caso di lasciarci confondere le idee
sulla vita sessuale da questi fenomeni,
perché in definitiva essi rappresentano
soltanto aberrazioni e deviazioni della pulsione sessuale
stessa, ebbene costui si
meriterebbe che gli rispondessimo molto seriamente.
Se non comprendiamo queste forme morbose della sessualità e non
siamo in grado di metterle in relazione
con la normale vita sessuale, non comprendiamo nemmeno la sessualità
normale. In breve, non possiamo sottrarci al compito di dare una completa
giustificazione teorica della possibilità delle
suddette perversioni e della loro connessione
con là sessualità cosiddetta normale. Saremo aiutati
in questo da un'acuta osservazione e da due nuove osservazioni
empiriche. Dobbiamo la prima a Iwan Bloch.
Essa corregge la concezione secondo cui tutte
queste perversioni sarebbero "segni di
degenerazione", dimostrando che tali aberrazioni
dalla meta sessuale, tali attenuazioni del rapporto con l'oggetto sessuale,
si sono verificate fin dai tempi più remoti, in tutte
le epoche a noi note, presso tutti i popoli, dai più
primitivi ai più altamente civilizzati,
e si sono talvolta conquistate tolleranza
e universale riconoscimento.
Qui
si riallaccia la seconda novità che vi avevo annunciato.
La ricerca psicoanalitica é stata infatti costretta a occuparsi
anche della vita sessuale del bambino, e ciò perché
nell'analisi dei sintomi i ricordi e le associazioni
riconducevano regolarmente fino ai primi anni dell'infanzia. Ciò
che ne abbiamo desunto é stato poi
confermato punto per punto da osservazioni dirette su bambini.
E allora é risultato che tutte le inclinazioni
alla perversione hanno radici nell'infanzia, che
i bambini ne hanno tutte le predisposizioni e le
mettono in atto nella misura permessa dalla
loro immaturità; in breve, che la
sessualità perversa altro non é che una sessualità
infantile amplificata, scomposta nei suoi singoli impulsi. Ora
vedrete sicuramente le perversioni sotto un'altra luce e non ne disconoscerete
più la connessione con la vita sessuale umana: ma
a prezzo di quali sorprese e di quali incongruenze penose per la
vostra sensibilità! Dapprima sarete certamente
inclini a contestare tutto: il fatto che i bambini abbiano
qualcosa che si possa designare come vita sessuale,
l'esattezza delle nostre osservazioni e il
diritto di riscontrare nel comportamento dei bambini un'affinità
con ciò che più tardi viene stigmatizzato come perversione.
Vi
esporrò ora ciò che si riesce a sapere più distintamente
sulla vita sessuale del bambino. Torna qui utile introdurre, ai fini del
nostro discorso, il concetto di libido. In completa analogia
con la "fame", la "libido" sta a designare la forza con
la quale si manifesta una certa pulsione: in questo caso la pulsione sessuale,
nel caso della fame la pulsione di nutrirsi. Altri concetti, quali "eccitamento"
e "soddisfacimento" sessuali, non richiedono alcun commento.
Che le attività sessuali del lattante siano soprattutto questione
d'interpretazione, é un fatto che comprenderete facilmente
oppure probabilmente userete come obiezione.
Lasciatemi
proseguire nella mia breve descrizione della sessualità infantile.
Ciò che ho riferito in merito a due sistemi organici
[quello nutritivo e quello escretorio], potrebbe
essere da me completato prendendo in considerazione gli altri sistemi.
La vita sessuale del bambino consiste invero, nell'attività
di una serie di pulsioni parziali che, l'una indipendentemente
dall'altra, cercano di conseguire piacere in parte sul proprio corpo, in
parte già su oggetti esterni. Tra questi organi emergono molto
presto i genitali; vi sono persone nelle quali il conseguimento di
piacere sul proprio genitale, senza il concorso
di un altro genitale o oggetto, continua senza interruzione dall'onanismo
del lattante fino all'inevitabile onanismo
degli anni della pubertà, persistendo
poi ancora per un tempo indeterminato.
Il tema dell'onanismo, del resto, non é esauribile
così in fretta: é una materia che esige di essere trattata
da più di un punto di vista. Benché cerchi in tutti i modi
di abbreviare ulteriormente il tema devo dirvi ancora qualcosa sull'esplorazione
sessuale dei bambini, poiché questa indagine é
troppo caratteristica della sessualità infantile e troppo importante
per la sintomatologia delle nevrosi. L'esplorazione sessuale infantile
comincia molto presto, talvolta prima del terzo
anno di vita. Essa non si riallaccia
alla differenza tra i sessi, che non dice nulla al bambino,
dato che egli - perlomeno il maschietto - attribuisce
lo stesso genitale maschile a entrambi i sessi. Se poi il bambino
fa la scoperta della vagina su una
sorellina o una compagna di giochi, tenta dapprima di negare la testimonianza
dei suoi sensi, poiché non può immaginarsi un essere umano
simile a lui senza quella parte per lui così
preziosa. Più tardi si spaventa
di fronte alla possibilità che gli si prospetta,
ed eventuali precedenti minacce fattegli perché si occupava troppo
del suo piccolo membro giungono posticipatamente a effetto.
Egli cade sotto il dominio del complesso
di evirazione, la cui struttura ha una grande
parte nella formazione del suo carattere
se rimane sano, nella sua nevrosi se si ammala, e nelle sue
resistenze se si sottopone a un trattamento analitico. Della
bambina sappiamo che si ritiene gravemente svantaggiata
per la mancanza di un pene grosso,
visibile, ne invidia al maschio il possesso ed essenzialmente per
questo motivo sviluppa il desiderio di essere un uomo, desiderio
che verrà magari ripreso più tardi in una nevrosi che insorgerà
se essa fallirà nel suo destino di donna. La clitoride della
bambina svolge, del resto, nell'età infantile,
in tutto e per tutto il ruolo del pene, é la sede di
una speciale eccitabilità, il punto in cui viene ottenuto
il soddisfacimento autoerotico. Affinché la bambina
diventi donna é molto importante che la clitoride
ceda tempestivamente e completamente questa sensibilità
all'orifizio vaginale. Nei casi di cosiddetta anestesia sessuale
delle donne, la clitoride ha conservato ostinatamente la sua sensibilità.
In un primo tempo l'interesse sessuale del bambino
si rivolge piuttosto al problema di dove vengano i bambini - problema
che sta alla base della domanda posta dalla sfinge tebana
- e che viene perlopiù risvegliato dal timore egoistico che
sorge al momento dell'arrivo di un nuovo bambino. La
risposta che i grandi tengono pronta, che é la cicogna a portare
i bambini, incontra incredulità molto più spesso di quanto
pensiamo, già in bambini piccoli. La sensazione
di essere ingannati dagli adulti
sulla verità contribuisce notevolmente all'isolamento
del bambino e allo sviluppo della sua indipendenza.
Ma il bambino non é in grado di risolvere questo problema con i
propri mezzi. La sua costituzione sessuale non sviluppata
pone limiti precisi alle sue possibilità di conoscenza. All'inizio
suppone che i bambini nascano perché si prende qualcosa di
speciale nel cibo e non sa nulla del fatto che solo le donne possono avere
bambini. Più tardi apprende questa restrizione
e rinuncia a far derivare il bambino dal cibo, pur continuando
la teoria a persistere nelle favole. Crescendo
il bambino si accorge ben presto che il padre
deve avere qualche parte nella venuta dei bambini, ma non può
indovinare quale. Se per caso diventa testimone
di un atto sessuale, vi scorge un tentativo di sopraffazione,
una zuffa: ecco qui il fraintendimento del coito come
un atto sadico. Ma dapprima non
mette in connessione questo atto col sopravvenire
del bambino. Anche se scopre tracce di sangue nel letto e nella biancheria
della madre, le interpreta come prova di una ferita arrecatale
dal padre.
Avrete
certamente sentito dire, Signori, che il concetto di ciò
che é sessuale subisce in psicoanalisi un ampliamento indecente,
e ciò nell'intento di accreditare le tesi dell'etiologia
sessuale delle nevrosi e del significato sessuale dei sintomi.
Potete ora giudicare voi stessi se questo ampliamento
é ingiustificato. Abbiamo esteso il concetto
di sessualità solo fino al punto da potervi inserire la vita sessuale
dei pervertiti e dei bambini. Gli abbiamo,
in altri termini, restituito la sua
giusta estensione. Ciò che al di fuori della psicoanalisi
viene chiamato sessualità si riferisce soltanto a una vita sessuale
limitata, che é posta al servizio della
riproduzione ed é descritta come normale.
Nella vita, per tutte le
necessità pratiche, basterà intendere con ciò una
certa qual combinazione di contrasto tra i sessi,
conseguimento di piacere, funzione riproduttiva
e sconvenienza da tenere segreta. Ma nella scienza non
basta. Noi infatti, attraverso accurate
indagini, rese possibili solo da un'autodisciplina
animata da spirito di sacrificio,
abbiamo individuato gruppi umani la
cui "vita sessuale" si discosta in modo assai appariscente dal quadro
medio usuale. Alcuni di questi "pervertiti"
hanno per così dire cancellato dal loro programma
la differenza tra i sessi. Solo il sesso uguale al loro
può eccitare i desideri sessuali di costoro; l'altro sesso,
e specialmente le sue parti genitali, non é per
essi affatto un oggetto sessuale, e in casi estremi é
oggetto di ribrezzo. Ciò implica evidentemente che essi hanno
rinunciato a prender parte in un modo qualsiasi alla
riproduzione. Chiamiamo queste persone omosessuali o
invertiti. Sono uomini e donne, spesso anche
se non sempre di educazione peraltro ineccepibile, altamente evoluti
sotto il profilo intellettuale ed etico, affetti solo da quest'unica
fatale deviazione. Per bocca dei loro
portavoce scientifici essi si spacciano per
una particolare varietà della specie umana, per un "terzo
sesso" che ha tutti i diritti di essere posto sullo stesso
piano degli altri due. Avremo forse occasione di
esaminare criticamente le loro pretese. Naturalmente
essi non sono, come amerebbero anche affermare, una "élite"
dell'umanità ma contano fra loro perlomeno tanti individui inferiori
e buoni a nulla quanti ve ne sono tra le persone
di natura diversa dal punto di vista sessuale. Questi pervertiti,
se non altro, si comportano con il loro oggetto sessuale pressappoco
come le persone normali con il proprio. Ma esiste poi una
lunga serie di individui anormali, la cui attività sessuale si allontana
sempre più da ciò che
appare desiderabile a una persona ragionevole.
Nella loro varietà e stranezza essi sono paragonabili solo ai mostri
grotteschi che Pieter Bruegel ha dipinto
nella tentazione di sant'Antonio, o agli déi scomparsi e ai
loro fedeli che Flaubert fa sfilare in lunga processione davanti al suo
devoto penitente. Questa accozzaglia di persone
richiede un qualche ordinamento, se non vogliamo
uscire di senno. Li dividiamo in coloro per i quali, come nel
caso degli omosessuali, é mutato l'OGGETTO
sessuale, e in coloro per i quali é invece cambiata in primo
luogo la META sessuale: Appartengono al primo gruppo
coloro che hanno rinunciato all'unione
dei due genitali e che nell'atto sessuale sostituiscono il genitale di
un membro della coppia con un'altra parte o regione del suo
corpo; nel fare ciò sormontano le
deficienze della disposizione organica, come pure
l'impedimento dello schifo (bocca, ano, al
posto della vagina). Seguono altri che
si attengono ancora al genitale, ma non per le sue funzioni sessuali, bensì
per altre funzioni a cui esso prende parte
per ragioni anatomiche e per motivi di vicinanza. Riscontriamo in
costoro come le funzioni escrementizie, che nell'educazione
del bambino sono state spinte da parte come sconvenienti, rimangono
in grado di attirare su di sé il pieno interesse sessuale.
Esistono poi altre persone che hanno rinunciato
completamente al genitale come oggetto, e
che al suo posto hanno elevato a oggetto di desiderio un'altra parte del
corpo: il seno femminile, il piede, la treccia. Seguono ancora coloro per
i quali anche una parte del corpo non significa
nulla, mentre un indumento, una scarpa, un
capo di biancheria appaga tutti i loro desideri: i feticisti.
Più oltre nella processione, vengono gli
individui che pur pretendendo l'intero oggetto, avanzano
su di esso richieste ben determinate, strane o mostruose,
persino quella che debba essere un cadavere indifeso, e che tale
rendono con criminale violenza per poterne godere. Ma basta
con questo genere di orrori! Alla testa della seconda
schiera si trovano i pervertiti che si sono posti, come
mete dei loro desideri sessuali, ciò
che normalmente é solo un atto introduttivo
e preparatorio. Sono quelli che bramano contemplare e palpeggiare
l'altra persona o starla a guardare nella sua intimità,
o che denudano le parti del proprio corpo che
dovrebbero stare nascoste nell'oscura
aspettativa di venir ricompensati con una prestazione
analoga. Seguono poi i sadici, enigmatici
personaggi la cui tenera aspirazione non
conosce altro fine che procurare al proprio
oggetto sofferenze e tormenti che possono andare
da allusioni umilianti fino a gravi lesioni corporali;
e come per compenso i loro opposti, i masochisti, il
cui unico piacere é soffrire dall'oggetto
amato ogni sorta di umiliazioni e tormenti, tanto in forma simbolica
che reale. E altri ancora, nei quali si trovano riunite
e si intrecciano parecchie di queste condizioni abnormi; e infine dobbiamo
apprendere altresì che per ognuno di questi gruppi esistono
due specie di persone: accanto a coloro che ricercano il proprio soddisfacimento
sessuale nella realtà, esistono individui che
si accontentano semplicemente di
immaginare questo soddisfacimento, che non hanno per
nulla bisogno di un oggetto reale, ma possono sostituirlo
con le loro fantasie. Non può sussistere qui
il minimo dubbio che queste follie, bizzarie e
mostruosità costituiscano effettivamente l'attività
sessuale di questi individui. Non solo essi stessi le concepiscono in
questo modo e ne avvertono il valore di sostituzione,
ma va anche detto che vita questa sostituzione
svolge lo stesso ruolo che il normale soddisfacimento sessuale
svolge nella nostra; per essa costoro si sottopongono
ai medesimi, spesso smisurati sacrifici, ed é
possibile seguire tanto nei sommi capi come nei minuti dettagli dove queste
anormalità si accostano a ciò che é normale e dove
ne divergono. Inoltre, non può sfuggirvi che si ritrova
qui quel carattere di sconvenienza che
inerisce all'attività sessuale, ma perlopiù accresciuto fino
all'obbrobrio.
Le due esperienze di
cui parlavo sono state
fatte nell'esame psicoanalitico dei nevrotici;
esse non possono non influire in modo decisivo sulla nostra concezione
delle perversioni sessuali. Ho detto che i sintomi nevrotici
sono soddisfacimenti sessuali sostitutivi e vi
ho accennato che la conferma di questa tesi mediante
l'analisi dei sintomi si imbatterà
in più di una difficoltà.
Essa é infatti giustificata
solo se nel "soddisfacimento sessuale" includiamo
anche quello dei cosiddetti bisogni sessuali perversi,
poiché una tale interpretazione dei sintomi si impone
con sorprendente frequenza. La pretesa di
eccezionalità degli omosessuali o
invertiti crolla subito, allorché apprendiamo che in
ogni nevrotico si può dimostrare la presenza
di impulsi omosessuali e che un buon numero di sintomi esprime
questa inversione latente. Coloro che si autodefiniscono omosessuali
sono infatti soltanto gli invertiti
consci e manifesti, il cui numero scompare se lo si confronta
con quello degli omosessuali latenti. D'altro
canto siamo costretti a considerare la scelta dell'oggetto
nell'ambito del proprio sesso addirittura come
una diramazione abituale della vita amorosa, e impariamo
sempre di più a
riconoscerle un'importanza particolarmente grande. Certo
questo non elimina le differenze tra l'omosessualità manifesta
e il comportamento normale; il loro significato pratico
continua a sussistere, ma il loro valore
teorico viene straordinariamente diminuito. Supponiamo persino che una
determinata affezione, che non possiamo più annoverare fra
le nevrosi di traslazione, la paranoia, abbia origine di norma
dal tentativo di difendersi da impulsi omosessuali sovraintensi. Forse
rammenterete ancora che una delle nostre pazienti nella sua azione ossessiva
impersonava un uomo, il proprio marito abbandonato; una simile produzione
di sintomi volti a personificare un uomo é molto comune nelle
donne nevrotiche. Sebbene ciò non
sia da far rientrare nell'omosessualità, é tuttavia
strettamente connesso coi suoi presupposti. Come probabilmente sapete,
la nevrosi isterica può produrre i suoi sintomi in tutti
i sistemi organici e disturbare perciò tutte le funzioni.
L'analisi dimostra che giungono così a esprimersi tutti gli
impulsi che chiamiamo perversi, quegli impulsi
cioè che tendono a sostituire il genitale con altri organi:
questi organi si comportano in tal caso come genitali
sostitutivi. E' proprio attraverso la sintomatologia dell'isteria
che siamo giunti alla concezione che agli
organi del corpo deve essere riconosciuto, oltre al loro ruolo funzionale,
un significato sessuale (erogeno), e che essi vengono disturbati
nell'assolvimento del loro primo compito se
il secondo pone loro troppe richieste. Innumerevoli sensazioni
e innervazioni che riscontriamo
quali sintomi dell'isteria in organi che
apparentemente non hanno nulla a che fare con la sessualità,
ci svelano così la loro natura volta ad appagare
impulsi sessuali perversi, in relazione ai quali organi diversi
hanno assunto il significato di
parti sessuali. Apprendiamo in particolare
in che larga misura gli organi della ricezione del cibo e dell'escrezione
possono diventare veicoli dell'eccitamento sessuale.
Scorgiamo qui la stessa cosa che ci hanno mostrato le perversioni,
solo che in queste era visibile senza fatica
e in modo inequivocabile, mentre nell'isteria
dobbiamo prima passare attraverso l'interpretazione dei
sintomi per poi giungere alla conclusione
che gli impulsi sessuali perversi in questione
non appartengono alla coscienza degli individui,
ma vanno situati nel loro inconscio. Tra i molti quadri
sintomatici in cui fa la sua apparizione la nevrosi ossessiva, i
più importanti si dimostrano determinati
dalla pressione di impulsi sessuali sadici sovraintensi,
quindi perversi nella loro meta; e i sintomi servono
precisamente, in conformità alla struttura della nevrosi ossessiva,
prevalentemente alla difesa contro questi desideri, o per esprimere
un conflitto tra soddisfacimento e difesa. Comunque il soddisfacimento
non ci rimette; esso sa imporsi per vie traverse nel comportamento
degli ammalati e si rivolge di preferenza contro la persona stessa
del soggetto facendone un tormentatore di sé medesimo. Altre
forme di questa nevrosi, quelle rimuginative, corrispondono a una eccessiva
sessualizzazione di atti che di norma si inseriscono
come fasi preparatorie che precedono il normale
soddisfacimento sessuale: sessualizzazione del voler vedere, toccare ed
esplorare. La grande importanza della paura del contatto e dell'ossessione
di lavare trova qui la sua spiegazione. Le azioni ossessive
risalgono, in misura insospettata, alla masturbazione di cui
sono ripetizioni camuffate e modificazioni; é ben noto che
la masturbazione, benché azione unica e uniforme,
accompagna le più svariate forme di fantasticheria sessuale.
Non mi costerebbe molta fatica descrivervi ancor più dall'interno
le relazioni tra perversione e nevrosi, ma credo che quanto finora detto
basti per il nostro intento. Dobbiamo però guardarci,
dopo questi chiarimenti sul significato dei sintomi, dal sopravvalutare
la frequenza e l'intensità delle inclinazioni
perverse degli uomini. Abbiamo visto che
ci si può ammalare di nevrosi per la frustrazione del normale soddisfacimento
sessuale. Nel caso di una frustrazione reale, il bisogno si riversa nell'uso
di vie anormali per l'eccitamento sessuale. Verrete a sapere più
tardi come ciò avvenga. Comunque é
facile capire che, in seguito a un tale reingorgo
"collaterale", gli impulsi perversi devono emergere più intensi
di quanto non sarebbero stati se al
soddisfacimento sessuale normale non si fosse frapposto alcun reale
impedimento. Un influsso analogo é
peraltro riconoscibile anche nelle perversioni manifeste.
In alcuni casi esse vengono provocate o attivate
dal fatto che il normale soddisfacimento della pulsione sessuale
incontra difficoltà eccessive a causa di
circostanze temporanee o di istituzioni sociali permanenti.
E' ovvio che in altri casi le inclinazioni alla
perversione sono del tutto indipendenti da simili fattori
che la assecondano; per certa gente esse costituiscono, per
così dire, il modo normale di vita
sessuale. Forse in questo momento avete
l'impressione che abbiamo complicato, piuttosto
che chiarito, il rapporto tra sessualità normale e
sessualità perversa. Attenetevi però
alla seguente considerazione: se é esatto
dire che l'obiettiva difficoltà di ottenere un normale soddisfacimento
sessuale o la privazione di esso, porta alla
luce inclinazioni perverse in individui che m precedenza tali inclinazioni
non avevano manifestato, si deve supporre
che in queste persone vi sia qualcosa che favorisce le perversioni;
o, se preferite, che esse devono essere
state presenti in costoro in forma latente.
Permettete dunque che vi spieghi,
prima, i motivi della vostra opposizione e vi presenti, poi,
la somma delle nostre osservazioni. Che i bambini
non abbiano alcuna vita sessuale - eccitamenti e bisogni sessuali e una
specie di soddisfacimento - ma la acquisiscano improvvisamente
tra i 12 e i 14 anni, sarebbe (a prescindere da
tutte le osservazioni) biologicamente
inverosimile, anzi insensato: come se dicessimo che non vengono al mondo
con i genitali, ma che questi si formano
in loro solo all'epoca della pubertà. Ciò che in questo
periodo si desta é la funzione riproduttiva, la
quale si serve per i suoi scopi di un materiale corporeo e
psichico già esistente. Siete incorsi
nell'errore di confondere tra loro sessualità e riproduzione,
e così vi siete sbarrata la strada
alla comprensione della sessualità,
delle perversioni e delle nevrosi. Ma é
un errore tendenzioso. Esso ha, paradossalmente, la sua
origine nel fatto che voi stessi siete
stati bambini e come tali soggetti all'influenza
dell'educazione. La società deve infatti assumere
come uno dei suoi compiti educativi
più importanti quello di domare, di limitare la pulsione sessuale
quando essa erompe in forma di impulso
riproduttivo, di sottometterla a una volontà individuale
che sia identica all'imperativo sociale. La società ha anche interesse
a procrastinare il pieno sviluppo della pulsione sessuale
al momento in cui il bambino abbia raggiunto un certo
grado di maturità intellettuale; infatti con l'irruzione
totale della pulsione sessuale ha praticamente fine anche l'educabilità.
La pulsione romperebbe altrimenti tutti gli argini e spazzerebbe
via l'opera, faticosamente edificata, della civiltà. Il compito
di domarla non é mai facile: pecca ora in eccesso,
ora in difetto. Ciò che spinge la società umana é
in ultima analisi un motivo economico; siccome
non ha abbastanza mezzi di sussistenza per mantenere
i suoi membri se essi non lavorano, deve limitarne il
numero e convogliarne le energie dall'attività sessuale
verso il lavoro. Sono dunque le eterne, primordiali necessità vitali
che si protraggono fino al tempo presente. L'esperienza non ha mancato
di insegnare agli educatori che il compito
di rendere malleabile la volontà sessuale
della nuova generazione può essere risolto solo se si comincia molto
presto a esercitare un'influenza, se non
si aspetta la tempesta della pubertà, ma si interviene
già nella vita sessuale infantile che la prepara. In questo
intento si proibiscono e si rendono odiose al bambino quasi tutte
le attività sessuali infantili; ci si pone la meta ideale
di plasmare in senso asessuale la vita del bambino, e col tempo
si é giunti al punto di ritenere
che egli sia effettivamente asessuale, finché
poi la scienza ha proclamato ciò come propria dottrina.
Per non trovarsi in contraddizione con le proprie credenze e con i
propri intenti, si tende a ignorare l'attività
sessuale del bambino (il che non é piccolo risultato) oppure
ci si accontenta, nella
scienza, di concepirla diversamente. Il bambino
passa per una creatura pura e innocente, e chi lo descrive
altrimenti rischia di venir accusato di calpestare
e profanare i sentimenti più
sacri e delicati dell'umanità. I bambini sono i soli
a non lasciarsi intrappolare in queste convenzioni,
a far valere in completa ingenuità i loro diritti
animali e a dimostrare continuamente che per loro la via verso la
purezza é ancora tutta da percorrere.
E' abbastanza singolare che coloro
che contestano la sessualità infantile non
per questo allentano i freni dell'educazione, ma anzi
perseguitano nel modo più rigoroso proprio le manifestazioni
di ciò che rinnegano, definendole "vizi infantili".
Di grande interesse teorico é anche il fatto che il periodo della
vita che contraddice nel modo più stridente
il pregiudizio di un'infanzia asessuale (il periodo
infantile fino ai cinque o sei anni) viene avvolto per la maggior
parte delle persone dal velo di un'amnesia che solo un'indagine
analitica squarcia completamente, ma che
già prima é stato permeabile a singole
formazioni oniriche.
Tali interpretazioni risultano
dalle indagini analitiche condotte rifacendo a ritroso il cammino
a partire dal sintomo. I primi impulsi della sessualità si
manifestano nel lattante appoggiandosi ad
altre funzioni vitali. Il principale interesse del
lattante, come sapete, é rivolto all'assunzione
del cibo; quando si addormenta dopo essersi saziato al seno,
mostra l'espressione beata che si ripeterà più tardi dopo
l'esperienza dell'orgasmo sessuale. Ciò sarebbe troppo poco
per fondarvi su una conclusione. Noi osserviamo però che il
lattante vuole ripetere l'azione dell'assumere
cibo, senza richiedere nuovo nutrimento; in tal caso,
quindi, non é sotto la spinta della fame. Diciamo che egli
ciuccia o succia, e il fatto che anche nel farquesto si addormenta con espressione beata ci mostra che l'atto del ciucciare
gli ha procurato soddisfazione di per sé stesso. Presto, come
tutti sanno, prende l'abitudine di non addormentarsi se prima
non ha ciucciato. La natura sessuale di questa attività é
stata affermata per la prima volta [nel 1879] da un vecchio pediatra di
Budapest, il dottor Lindner. Le persone che badano ai bambini, e
che non hanno di mira alcuna posizione
teorica, paiono giudicare il ciucciare in
modo analogo: non dubitano che serve solo a ottenere piacere,
lo pongono tra le cattive abitudini
del bambino e costringono il bambino
a rinunciarvi procurandogli, se non desiste da solo,
impressioni sgradevoli. Apprendiamo dunque che il lattante
esegue azioni le quali non hanno altro intento che quello
di ottenere piacere. Crediamo che egli provi
dapprima questo piacere nell'assunzione del cibo, ma che presto impari
a scinderlo da questa condizione. Tale piacere non
può essere riferito che all'eccitamento della zona della bocca
e delle labbra; chiamiamo "zone erogene" queste parti
del corpo, e chiamiamo "sessuale" il
piacere ottenuto ciucciando.
Sulla legittimità
di questa denominazione dovremo certamente discutere
ancora. Se il lattante potesse esprimersi, affermerebbe senza
dubbio che l'atto di succhiare al seno materno é
di gran lunga il più importante della sua
vita. Non ha tanto torto, poiché con questo atto soddisfa
due grandi bisogni vitali in una volta
sola. Apprendiamo poi dalla psicoanalisi, non senza sorpresa,
quanta parte dell'importanza psichica di questo atto si conserva poi
per tutta la vita. Il succhiare al seno materno diventa
il punto di partenza dell'intera vita sessuale, il modello
inattingibile di ogni successivo soddisfacimento sessuale,
al quale la fantasia fa spesso ritorno in periodi di privazione.
Esso implica il fare del seno materno il primo oggetto della pulsione sessuale.
Non so come darvi un'idea di quanto sia importante questo
primo oggetto per ogni successivo rinvenimento di oggetto, dei profondi
effetti che produce nelle sue trasformazioni e sostituzioni fin nelle zone
più remote della nostra vita psichica.
Ma in un primo momento il lattante, nella sua attività
di ciucciare, rinuncia a questo oggetto e
lo sostituisce con una parte del proprio corpo.
Si ciuccia il pollice, la sua stessa lingua.
Con ciò si rende indipendente dal
consenso del mondo esterno nell'atto
di procurarsi piacere e, inoltre, per intensificarlo chiama in causa
l'eccitamento di una seconda zona del corpo. Le zone erogene
non hanno tutte pari valore; per lui é quindi un'esperienza importante
quando, come riferisce Lindner, nell'esplorare il proprio
corpo scopre i punti particolarmente eccitabili dei suoi
genitali, e trova così la via che dal ciucciare conduce all'onanismo.
Riconoscendo l'importanza del ciucciare, abbiamo fatto conoscenza
con due caratteri decisivi della sessualità
infantile: essa compare appoggiandosi al soddisfacimento
dei grandi bisogni organici e si comporta
autoeroticamente, ossia cerca e trova i suoi oggetti sul proprio
corpo. Ciò che si é mostrato nel modo più chiaro nell'assunzione
del cibo, si ripete in parte per quanto riguarda
le escrezioni, talché ne traiamo la conclusione che
il lattante ha sensazioni di piacere nello svuotamento della vescica
e del contenuto intestinale e ben presto si sforza
di regolare queste azioni in modo che esse lo portino a conseguire il
maggior piacere possibile mediante corrispondenti eccitamenti
delle zone erogene delle mucose. E' a questo punto che, come ha spiegato
con sottile intuito Lou Andreas-Salomé, il mondo esterno
si presenta al bambino per la prima volta come potenza inibitrice, ostile
alla sua ricerca di piacere, e gli fa presagire futuri conflitti
sia interni che esterni. Egli deve eliminare i suoi escrementi non nel
momento che a lui piace, ma quando altre persone lo stabiliscono.
Per indurlo alla rinuncia a queste fonti di piacere,
gli viene spiegato che tutto quanto riguarda queste funzioni é
sconveniente, destinato a esser tenuto segreto.
E' qui che deve per la prima volta barattare il piacere con la dignità
sociale. All'inizio, il suo atteggiamento verso
gli escrementi é completamente diverso. Egli non prova alcun ribrezzo
davanti alle sue feci, le stima come una parte del proprio corpo da cui
non si separa facilmente e le usa come primo "regalo"
per contraddistinguere persone che stima particolarmente. Anche dopo
che l'educazione é riuscita nel suo intento di straniarlo
da queste inclinazioni, egli trasferisce il suo apprezzamento per
le feci sul "regalo" e sul "denaro". Sembra invece che
consideri la sua abilità nell'orinare con particolare orgoglio.
So bene che da tempo volete interrompermi esclamando: "Basta
con queste enormità! La defecazione sarebbe una fonte di soddisfazione
sessuale già sfruttata dal lattante?
Le feci una sostanza preziosa, l'ano una specie di genitale!
Non lo crediamo proprio, e in compenso capiamo benissimo perché
pediatri e pedagoghi abbiano energicamente respinto la
psicoanalisi e i suoi risultati". No, signori miei! Avete semplicemente
dimenticato che volevo esporvi i dati di fatto della vita sessuale infantile,
visti nel loro nesso con i dati di fatto delle perversioni
sessuali. Perché ignorare che l'ano assume
realmente per un gran numero di
adulti, omosessuali o eterosessuali, il ruolo della vagina
nei rapporti sessuali? e che ci sono molti individui che mantengono
per tutta la vita una sensazione voluttuosa durante la defecazione
e non la descrivono affatto come cosa miserevole?
Per quanto riguarda
l'interesse per l'atto della defecazione e il diletto dello stare
a guardare la defecazione di un altro,
potete sentirvelo confermare dai bambini stessi, quando
hanno qualche anno in più e sono in grado di riferirne. E'
ovvio che non dovete aver prima sistematicamente
intimidito questi bambini che
altrimenti capiscono che questo é un argomento di cui non bisogna
parlare. E per tutto il resto che non volete credere, vi rimando
ai risultati dell'analisi e dell'osservazione diretta dei bambini e vi
dico che ci vuole addirittura un'arte speciale,
per non vedere o vedere diversamente tutto questo. Tanto
meglio, inoltre, se sarete colpiti dall'affinità
tra l'attività sessuale infantile e le perversioni
sessuali. La cosa, in effetti, é ovvia: se
mai il bambino ha una vita sessuale, questa non può
che essere perversa poiché, tranne pochi oscuri accenni,
al bambino manca ancora ciò che fa della sessualità
la funzione riproduttiva. D'altra parte, la caratteristica
comune di tutte le perversioni é
di aver abbandonato il fine riproduttivo. Chiamiamo pervertita un'attività
sessuale appunto quando ha rinunciato al
fine riproduttivo e persegue il conseguimento di piacere
come fine a sé stante. Comprendete
dunque che il punto di rottura e la svolta
nello sviluppo della vita sessuale sopraggiungono nel momento
in cui questa si subordina agli intenti della riproduzione. Tutto
ciò che accade prima di questa svolta,
come pure tutto ciò che si é sottratto a essa
e serve solo al conseguimento di piacere, viene designato
con il termine, non certo onorifico, di "perverso" o
"pervertito" e come tale viene proscritto.
Più in là ancora
nell'infanzia, sospetta che il membro genitale
dell'uomo abbia una parte essenziale nell'origine del bambino, ma
non é capace di attribuire a questa parte del corpo alcuna
altra funzione tranne quella della minzione. Sin dagli inizi
i bambini sono concordi sul fatto che la nascita del piccolo debba
avvenire attraverso l'intestino, che costui quindi
venga alla luce come una massa fecale. Solo in seguito alla svalutazione
di tutti gli interessi anali questa teoria viene
abbandonata e sostituita con l'ipotesi che l'ombelico si apra
o che il luogo in cui avviene la nascita sia la regione
del petto tra le due mammelle. Questo é il modo in cui il bambino,
nella sua esplorazione, si avvicina alla conoscenza
dei fatti sessuali oppure, smarrito dalla
sua ignoranza vi passa accanto, finché riceve, perlopiù
negli anni precedenti la pubertà, una spiegazione solitamente incompleta
e svalutativa, spiegazione che sovente produce
effetti traumatici.